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Con la spalla rotta Ecco le cause del dolore

Il dolore alla spalla irradiato al braccio, che aumenta con il lavoro e di notte, è spesso il primo sintomo di una patologia della cuffia dei rotatori sempre più diffusa

Bologna, 18 aprile 2011 - La spalla è tra le articolazioni più importanti e versatili del corpo umano, fa muovere il braccio in ogni direzione, ma ha un punto debole: il guscio che racchiude lo snodo. I movimenti sono regolati da quattro tendini tirati da muscoli, nell’insieme formano quella che viene definita cuffia dei rotatori. E quando il delicato equilibrio si rompe sono guai.

Le fragilità di spalla sono sempre più diffuse, l’infermeria pullula di campioni dello sport, star del cinema e comuni mortali. Soffriamo sì le pene dell’inferno, ma le conoscenze in questo campo sono sempre più approfondite, e più chiari i modi efficaci per curarsi.

Per descrivere l’anatomia della spalla si scomodano nomi che paiono usciti dal mito: glenoide, testa dell’omero, acromion. "Se il processo si cronicizza, la cuffia dei rotatori può iniziare a usurarsi — avverte Paolo Baudi, chirurgo ortopedico. Avanti di questo passo, se la degenerazione tendinea persiste, o per un trauma, si arriva alla rottura della cuffia dei rotatori. Il trattamento chirurgico necessario viene definito dopo aver valutato l’età, le richieste funzionali, il dolore, il deficit funzionale, il tipo di lesione presente e le aspettative personali".

La società italiana di chirurgia della spalla, presieduta da Giuseppe Porcellini, primario a Cattolica, riunisce i maggiori esperti di questo settore. Già allo scoccare dei primi quarant’anni l’articolazione scapolo-omerale è bersagliata dalle calcificazioni. E il tempo incide negativamente. Il 30% della popolazione tra i 60 e i 65 anni può avere un cedimento spontaneo dei tendini. Gli specialisti parlano di debolezza intrinseca, su cui infieriscono diabete, ipertensione e fumo.

Sempre più attuale il dato degli anziani con disabilità gravi. Non riescono a pettinarsi, a mangiare. Che soluzioni prospettare? In tutta Italia esistono centri di eccellenza per la spalla e capiscuola. Qualche nome? Alex Castagna, Ettore Taverna e Pietro Randelli a Milano, Giuseppe Porcellini a Cattolica, Roberto Rotini al Rizzoli di Bologna, Paolo Baudi al Ramazzini di Carpi. Nelle Marche si segnala Castricini, Villa Verde di Fermo. In Toscana: Righi alla San Camillo di Forte dei Marmi, Mario Caniggia a Figline Valdarno, Renzo Angeloni al Cto di Firenze. Nel resto d’Italia altri nomi ricorrenti, Giovanni Di Giacomo al Concordia Hospital di Roma, Raffaele Russo al Vecchio Pellegrini di Napoli, Filippo Castoldi a Torino. E potremmo continuare con altri nomi illustri.

Fino a qualche anno fa le gravi artrosi erano un banco di prova, oggi con le protesi, le trasposizioni di muscoli e gli interventi in artroscopia si fanno prodigi. La spalla del resto, terza causa di dolore dopo il mal di testa e il mal di pancia, ha elevati margini di recupero con le terapie non chirurgiche e la riabilitazione. Puoi incontrare l’ottantenne con i tendini sani come quelli di un ragazzino, che ha lavorato in campagna tutta la vita, e persone giovani già in difficoltà per lussazioni, traumi o per motivi legati a genetica e familiarità.

Recuperare la funzionalità, soprattutto nei pazienti in età lavorativa, è quanto mai necessario. Ha fatto scalpore, nel novembre scorso, il caso di Valentino Rossi, la spalla in tilt dopo una corsa: ci sono volute due ore in artroscopia per un intervento sui tendini, il sopraspinato e il capolungo, oltre che sulla cartilagine glenoidale. E tre mesi di rieducazione.

Gli sport  hanno moltiplicato i traumatismi alla spalla, per fortuna esistono attualmente strumenti, derivati dalla tomografia assiale computerizzata, in grado di valutare il danno all’articolazione, al fine di formulare previsioni sulla evoluzione di una lesione, cui gli specialisti ricorrono prima di decidere la terapia da praticare.

di Alessandro Malpelo